Nell'Alcesti di Euripide la morte non appare soltanto come una fine, ma come una soglia che
mette alla prova il linguaggio stesso. Di fronte alla scelta di Alcesti di morire al posto del marito,
i personaggi cercano parole capaci di spiegare il sacrificio, il dolore, l'amore e la perdita. Eppure
qualcosa continua a sfuggire. La tragedia mostra come esistano esperienze che nessun discorso
riesce a esaurire completamente.
In Essere eterni. Manifesto contro la morte, Ines Testoni affronta la stessa questione da una
prospettiva contemporanea. La consapevolezza della finitudine accompagna l'intera vicenda
umana e ogni cultura ha elaborato miti, riti, credenze e sistemi simbolici per confrontarsi con
ciò che appare impensabile. La morte non può essere eliminata; può soltanto essere abitata
attraverso le immagini e i racconti che gli uomini costruiscono intorno ad essa.
Nel mondo greco questa funzione apparteneva al mito. L'Ade, Persefone, gli eroi, i Misteri
Eleusini e il culto degli antenati offrivano un linguaggio condiviso per accostarsi all'enigma della
morte senza pretendere di risolverlo.
Il Simposio intende esplorare il rapporto tra morte, mito e linguaggio, interrogandosi sul ruolo
che il simbolo continua a svolgere nella vita contemporanea. Che cosa accade quando il
linguaggio incontra il proprio limite? Perché continuiamo a costruire racconti intorno alla
morte? Quale funzione conservano il rito, la memoria e l'immaginazione nel confronto con
l'assenza? E che cosa rimane quando le spiegazioni si arrestano?
Proveremo ad abitare quella regione di confine in cui la parola diventa fragile, il simbolo
necessario e il silenzio torna a essere una forma di conoscenza.